E'
una piacevole passeggiata di un paio d'ore che oltre all'interesse
scientifico-naturalistico, offre anche spunti di carattere
storico pre la presenza dei pochi ruderi dell'antico Castello
d'Arian.
All 'inizio si percorre la mulattiera delle Caviglie, importante
via di collegamento tra varallo, gli abitanti di Cavaglia
Sterna e Cavaglia Morondo e i paesi della valle di Breia e
Cellio.
Raggiunta la Cappella di S.Agostino si svolta a destra in
direzione sud e ci si inoltra in una valletta pianeggiante
tra alti alberi di castagno, acero, frassino, e ontani.
Si prosegue sui bordi di un terreno paludoso e al termine
si arriva alla sponda nord del lago. Si costeggia il lago
e si raggiunge la sponda sud.
E' percorribile anche un sentiero non interamente segnalato
che con alcuni saliscendi segue il lato destro del lago permettendo
un giro completo dello stesso.
Il lago è circondato da tutti i lati da pietraie ed
è formato da due conche: quella settentrionale è
perennemente occupata dalle acque, quella più piccola
a sud, solo in periodi di accentuata piovosità, si
colma e in molti casi si unisce alla conca superiore formando
un unico lago lungo più di 400 metri.
Il sentiero prosegue oltre il lago scendendo alla Bunda Tuppa,
vicino ad un grande masso (Sass di Strij e D'Ava Corna), per
poi uscire nella valletta che porta a Quarona.
Per chi volesse vedere il lago dall'alto, dalla cappella di
S.Agostino, si segue a destra il segnavia 630, che sale sulla
cresta, con alcuni passaggi esposti, fino al Poggio Pianale
detto anche Piccolo Cervino di Rocca Pietra, per la sua affilata
cresta nord. Bel panorama sia sul lago che sulle montagne
oltre il Sesia.
Proseguendo si scende alla costa di Cerei e ai ruderi del
Castello d'Arian e ancora in discesa si raggiunge nuovamente
il lago sulla sponda sud.
Il lago è famoso per il fenomeno della riproduzione
dei rospi che in primavera (per tradizione tra la domenica
delle palme e pasqua) a migliaia si ritrovano lungo le sue
sponde e nell'acqua, spettacolo curioso per chiunque e affascinante
se visto con l'occhio del naturalista.
Il lago di S. Agostino
L’acque tue melmose e chete
imprimon nei ricordi
leggende e fiabe incantate.
L’ermo torpor
ingigantisce il silenzio attorno
e l’ombrose fronde, che a te s’inchinan
t’avvolgon in un alone di mister.
All’annual appuntamento
i rospi a te accorrron d’ogni dove
creando una vision curiosa e orripilante.
Ai piè della sorgente tua
geloso custodisci un gran tesor
quando cala il sol e s’allungan l’ombre
le streghe si ridestan
e danzando si rispecchian nell’acque tue.
Il “Sasso dell’ava corna”
sovrano s’erige testimoniar
racconti leggendari
che si perdon nella notte dei tempi.
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