Castello
dei Barbavara
Tipo: castello.
Localizzazione: comune di Varallo, frazione Roccapietra, sulla
cima del monte a nord dell'abitato; quota 656.
Superficie: 2500 mq.
Attestazione: 1025 (Mor 1933, IV, p. 8).
La "rocca Huberti de valle Sesedana" compare per
la prima volta nel documento di donazione di Corrado II alla
chiesa vescovile di Novara, successivamente confermata nel
1028, e da Enrico IV nel 1060, con vari altri beni valsesiani
(Mor 1933, IV, p. 8; V, p. 10; VI, p. 12).
E' da presumere, pertanto, che la fortificazione fosse preesistente
e sia da attribuire al secolo X. Il possesso della rocca da
parte del vescovo novarese appare connesso, nei diplomi imperiali,
con l' "alpe de Otro" e con il "ponte de Varade",
evidentemente collegati all'utilizzazione economica dei beni
fondiari valsesiani.
Già nel 1070 (Virgili 1974, p. 658), sono attestati
possedimenti fondiari dei conti di Biandrate nel luogo di
Rocca, forse il più adatto ad ospitare una fortificazione
in alta Valsesia per la naturale conformazione del monte e
per la sua invidiabile posizione. Più tardi, nel 1140
un diploma di Corrado III conferma il possesso feudale di
"Rocha de valle de Seseda" (Mor 1933, XIII, p. 25)
al conte Guido, insieme con molti altri luoghi valsesiani,
cum omnibus castris et villis, e l'origine della signoria
è da ritenersi dunque anteriore.
Ma l'espansione dei Biandrate, specialmente in Valsesia, si
scontra precocemente con gli interessi vercellesi e novaresi.
Nel 1170 il conte Ottone raggiunse un accordo con il Comune
di Vercelli secondo il quale "iuravit quod non levabit
castrum nec fortitudinem aliquam a valle Scicida et a Romaniano..."
(Mor 1933, XV, p. 31). Con la pace di Casalino, del 1194,
i diritti acquisiti daVercelli sulla Valsesia sono rimessi
a Novara, e i conti di Biandrate continuano a detenerne i
feudi. Nel 1204, con atto di investitura, il conte Gozio di
Biandrate affitta i beni fondiari di Rocca (Mor 1933, XXI,
p. 46) e, pochi anni dopo, nel 1211, i fratelli conti di Biandrate
fanno reciproca promessa di non alienare i loro castelli,
fra i quali quello di Rocca, senza il loro stesso consenso
o della maggioranza degli interessati (Mor 1933, XXIII, p.
50).
La potente famiglia dei Biandrate, divisa e schiacciata fra
le mire espansionistiche vercellesi e novaresi, cede ora all'una,
ora all'altra parte. Il conte Uberto patteggia con i Novaresi
la cessione dei suoi diritti su alcuni castelli della Valsesia,
fra i quali quello di Rocca (1247, Mor, 1933, XLIII, p. 98);
Guido, Rufino, Guglielmo e Goffredo di Biandrate cedono i
loro diritti su altri castelli e la giurisdizione di tutta
la Valsesia al Comune di Vercelli (1247, Mor 1933, XLIV, p.
99). Nel 1260, altri patti fra il Comune di Vercelli e i Biandrate
stabiliscono che essi "dabunt in forcia et virtute comunis
Vercellarum libere et absolute castra Rubialli et Venzoni
et Roche ...Item quod comuni Vercellarum possit ibi ponere
castellanos et servientes quandocumque comuni Vercellarum
placuerit et quousque voluerit" (Mor 1933, L, p. 124).
Un complesso atto notarile del 1273, rogato &laqno;super
palacio comunis Vercellarum», mette fine alla discordia
fra i conti e stabilisce particolareggiate norme di comportamento
fra essi , in particolare per quel che concerne i castelli
e il loro uso in caso di discordie: "Comes vero Ruffinus
et Guillelmus et Gotofredus durantibus predictis discordiis
habeant et teneant castrum Roche...".
Cacciati i Biandrate dalla Valsesia , fra il 1372 e il 1374,
il castello di Rocca venne distrutto; riedificato dai Barbavara,
che ebbero il feudo della Valsesia da Giovanni Galeazzo Visconti
nel 1402, venne nuovamente e definitivamente distrutto nel
1415, quando i Valsesiani si liberarono dagli odiati feudatari
ponendosi sotto la diretta signoria del duca Filippo Maria
Visconti (Ravelli 1924, I , p. 187).
Le rovine del castello, tuttora visibili sulla cima del monte
sovrastante Roccapietra, sono ancora imponenti e rivelano
un complesso fortificato che si è sviluppato seguendo
la naturale conformazione del sito, sfruttandone appieno le
potenzialità difensive.
La coesistenza in territorio di Roccapietra di due località
fortificate, essendo infatti presente anche il castello d'Arian,
situato presso il laghetto di S. Agostino, sulle alture a
sud-est del paese, ha dato luogo a varie interpretazioni e
incertezze.
L'opinione più diffusa vuole che il castello di S.
Agostino sia il più antico e quello di S. Stefano,
o dei Barbavara, sia di più recente costruzione e attribuito
ai Biandrate o ai Barbavara stessi, di cui conserva il nome.
Il Manni (Manni 1967, p. 185) ritiene che il castello di S.
Stefano sia da attribuire al XV secolo, non essendovi tracce
visibili di ricostruzioni o di più fasi costruttive,
e che quello di S. Agostino sia da identificarsi con la più
antica rocca di Uberto.
In effetti i documenti non ricordano la presenza di due castelli
coesistenti in Rocca, nè fanno riferimento a distruzioni
e a castelli nuovi e vecchi.
Esaminando la cappella castrense di S. Stefano, definita dal
Manni di "stile romanico, e quindi del suo vero secolo
(XV) (sic)", lo stesso autore mostra di forzare alquanto,
più che i dati, le impressioni architettoniche sulla
chiesa.
Le caratteristiche planimetriche del complesso (Canali 1990),
con corte alta volta a nord, comprendente il dongione e l'abitazione
signorile, e corte bassa a sud con cappella castrense, cisterna
e corpo di guardia presso l'ingresso, e alcune osservazioni
architettoniche, farebbero risalire la rocca al XIII secolo
(Canali 1990, p. 48). La dedicazione della cappella castrense,
che tuttavia potrebbe preesistere alla costruzione del castello,
ci porta, invece, molto indietro nel tempo, ai secoli in cui
è fatta menzione per la prima volta della fortificazione,
ma ciò non contribuisce a chiarire definitivamente
il problema della datazione.
Il cosìddetto "castello d'Arian" è
di più facile accesso dall'abitato di Rocca, e mostra
caratteristiche piuttosto particolari, non facilmente identificabili
con una residenza fortificata in uso fra XI e XIV secolo,
ma assai più consone ad un rifugio temporaneo per gli
abitanti del borgo. Inoltre le strutture sopravvissute, purtroppo
non ancora ben note e studiate, non risultano facilmente databili
e non permettono di affacciare ipotesi basate su osservazioni
concrete.
Va infine sottolineato che non sono pochi gli edifici e i
luoghi fortificati medievali attestati sul terreno e non dai
documenti e che, anche nel caso di Roccapietra, le cose potrebbero
essere più complesse di quanto non appaia dalle fonti
scritte in nostro possesso.
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