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  Il Lago di S.Agostino - Castello D'Arian 

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Castello d'Arian

Localizzazione: comune di Varallo, frazione Roccapietra, sulle alture a sud-est dell'abitato, presso il lago di S. Agostino.
Superficie: non determinabile.
Attestazione: non attestato.
Il luogo fortificato detto "castello d'Arian" costituisce, come si è già accennato, un problema complesso, non facilmente risolvibile se non attraverso ricerche e rilievi sul terreno eseguiti con metodo archeologico.
La possibilità che la rocca di Uberto dei documenti medievali possa essere identificata con il castello d'Arian è già stata considerata (Manni 1967), ma in modo tutt'altro che risolutivo. I siti mostrano, infatti, caratteristiche architettoniche e impianti molto diversi fra loro, così come ben diverse sono le caratteristiche costruttive.
&laqno;Il più antico [castello] è quello costrutto a pochi passi sovra il lago di S. Agostino tra il poggio Cerei e Pianale. Poche traccia di mura, la cisterna per l'acqua piovana, qualche vestigia dell'antica strada delle carroccie scendente a valle, e un pozzo che dal pian del lago forniva l'acqua al castello a mezzo d'un cunicolo e di speciali ordigni, ecco quanto rimane di esso. Affatto ignoti sono poi la data di sua costruzione e i fatti che quivi accaddero» (Ravelli 1924, I, p. 186). Sull'antichità della fortificazione di S. Agostino si espresse anche il Mor, che, dal toponimo castello d'Arian, dedusse una possibile origine longobarda o franca, interpretando l'appellativo Arian come segnale di estraneità e isolamento etnico-religioso dei costruttori della fortificazione, e la dedicazione del lago a S. Agostino come particolarmente significativa a questo riguardo (Mor 1960 pp. 33-37). Neppure ci soccorrono le fonti medievali, che non attestano alcuna particolarità riguardante il luogo di Rocca.

La località, facilmente accessibile dal piano, dove è situata l'antica parrocchiale di Roccapietra, mostra di essere stata fortificata in modo molto semplice e rudimentale, sfruttando la particolarissima conformazione del terreno.
Il laghetto, situato fra due alte creste, preclude l'accesso dal lato meridionale, il pianoro, che si apre sul lago a nord, e che mostra tracce di abitato e i resti della costruzione attribuita ad una cisterna per la raccolta dell'acqua piovana, è stato fortificato con un poderoso muro dello spessore di circa 2 m e di pari altezza residua, costruito con grossi blocchi poligonali a secco e, probabilmente, affiancato da strutture lignee oggi scomparse. Un piccolo pozzo di buona costruzione e frammenti di laterizi furono portati in luce da anonimi sondaggi visibili nel 1974 presso la sponda meridionale del lago1.
L'accesso attuale mostra di essere stato aperto nello spessore del muro e, probabilmente, non corrisponde all'antico, che doveva trovarsi altrove.
Sulla cresta orientale, dominante il bacino, si osserva un piccolo pianoro che potrebbe aver offerto un ulteriore e naturale sito difeso, dove, peraltro, non si sono riscontrate evidenze. L'esame superficiale della località, ricca di vegetazione, non permette una lettura più ampia e particolareggiata e fa auspicare l'esecuzione di un accurato rilievo del sito e delle evidenze e di una esaustiva ricognizione per chiarirne la conformazione e l'origine.
La poderosa struttura del muro difensivo, peraltro ben difficilmente databile, e la presenza di un abitato di una certa ampiezza, nonchè l'antica attestazione del luogo di Rocca, fanno, comunque, di S. Agostino uno dei luoghi di maggiore interesse storico-archeologico della valle che meriterebbe l'attuazione di un attento programma di indagini.

1 Un articolo comparso in &laqno;La Sesia» del 1. 3. 1974, "Stanziamenti protoceltici e celtici in Valsesia" accenna, effettivamente, ai risultati di sondaggi compiuti in quegli anni presso il lago S. Agostino, rimasti anonimi come l'autore stesso dell'articolo. Nel testo si ricordano sovrapposizioni di elementi nelle fondazioni del castello che fecero presumere la presenza celtica, romana e longobarda nel sito. Inoltre viene fatta menzione del ritrovamento di frammenti ceramici che attesterebbero le suddette fasi di occupazione. Purtroppo nulla si è saputo intorno a tali ritrovamenti che, a quanto risulta, non vennero mai resi di pubblico dominio.